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Bergamo e Lorenzo Lotto

Dalla stazione ferroviaria si può raggiungere Colle Aperto, in Città Alta, con la linea ATB n. 1A. Attraversando Piazza della Cittadella e Piazza Mascheroni, si prosegue su Via Colleoni, dove, sulla destra, si trova Piazza Vecchia. Attraversandola si giunge in Piazza Duomo dove sorge la Basilica di Santa Maria Maggiore.
Nel 1524 i reggenti dell'antica chiesa si accordarono con Lorenzo Lotto per realizzare la tarsie del coro. L'artista fornì i disegni che servirono a un giovane intarsiatore, Giovan Francesco Capoferri da Lovere, per produrre una delle opere più affascinanti del Cinquecento italiano.
Il Lotto cominciò a realizzare i disegni per i quadri intarsiati ed anche per i "coperti", progettati come tavolette di protezione, da togliere solo in occasione di solenni festività. Sospese invece, dopo averne realizzate alcune, le profilature delle tarsie, ritenendo inadeguato il compenso complessivo offerto.
Nel Dicembre 1525, Lotto ripartì per Venezia, da dove continuò ad inviare i cartoni dipinti, ma a Bergamo egli non tornò più. Della profilatura si occupò in gran parte lo stesso Capoferri con la collaborazione dei pittori come Ludovico da Mantova, Domenico Petengi e Lucano da Imola. Prestarono la propria opera anche Moretto e Andrea Previtali. Il coro fu completato nel 1555, ma Lotto probabilmente non ne sarebbe stato soddisfatto poiché le tarsie non furono disposte nell'ordine previsto e i coperti simbolici furono utilizzati per riempire gli spazi rimasti liberi, avulsi dal contesto per cui erano stati pensati perdendo così il loro significato originario.

Percorrendo via Gombito si arriva in Piazza Mercato delle Scarpe e ci s'incammina per via Porta Dipinta dove si trova la chiesa di San Michele Al Pozzo Bianco. Nella chiesa Lotto eseguì il ciclo di affreschi per la Cappella della Vergine. Nella lunetta sul fronte esterno della cappella vi è l'affresco che rappresenta la visitazione: sullo sfondo di un porticato a colonne avviene l'incontro tra Maria ed Elisabetta, mentre Zaccaria, marito di Elisabetta reso muto per non aver creduto all'annuncio di imminente paternità, rimane un po' defilato. Sulla destra si trovano le donne che hanno accompagnato Maria. All'interno della cappella, nella lunetta sopra l'altare, si trova l'affresco con la nascita della Vergine. Nella parte sinistra Sant'Anna riposa su un letto a baldacchino dopo le fatiche del parto.
Sulla cupola vi è la raffigurazione del Padre Eterno: un vecchio dalla barba bianca che discende dal cielo sostenuto da sei angioletti che gli fanno corona. L'immagine, posta vicino al bordo inferiore della cupola, lascia ampio spazio al cielo dipinto sulla volta. Il tema della predestinazione di Maria prosegue con gli affreschi della presentazione al Tempio e dello sposalizio della Vergine. Nella lunetta a sinistra di chi guarda vi è dipinta l'Annunciazione, che purtroppo è stata compromessa dall'apertura di una finestra. Nei pennacchi della cupola, all'interno di oculi dipinti, sono rappresentati i simboli degli Evangelisti: l'aquila di Giovanni, l'angelo di Matteo, il toro di Luca e il leone di Marco. Al di sotto vi sono raffigurati un volto con gli occhi spalancati e una testa di vecchio con gli occhi chiusi, simboli di coloro che non vedono o non vogliono vedere la luce divina e un bucranio e un granchio simboli di purificazione e rinascita.
Nel 1577 Giovan Battista Guerinoni d'Averara completò la decorazione della cappella dipingendo sulla parete di fondo la fuga in Egitto, sulla parete sinistra l'adorazione dei pastori e sulla parete destra l'adorazione dei Magi.

Scendendo ancora per via Porta Dipinta si arriva al piazzale della Fara e si prosegue per Porta S. Agostino. Oltrepassata la Porta si scende per via Pignolo dove c'è la Chiesa di S. Alessandro della Croce, nella quale è custodita "La Trinità" di Lorenzo Lotto, proveniente dalla distrutta chiesa della Trinità. Databile attorno al 1520, la pala rappresenta una novità dal punto di vista iconografico. Dio Padre è forma diafana, più chiara della luce che risplende intorno e non più un anziano signore con la barba fluente. Lotto dà una forma umana alla nube luminosa e la sagoma indistinta è in gran parte nascosta dalle figure di Cristo e della colomba ed è tagliata, dal margine superiore del dipinto, all'altezza del volto ad indicare che Dio è l'Immenso. Le braccia che si aprono ad inviare il Figlio per la redenzione dell'umanità sono la sola parte interamente visibile, poiché l'intento di Lotto è sottolineare la duplice natura del Cristo.
I segni delle ferite alludono alla Passione. Le braccia sono aperte in un gesto di accoglienza, lo sguardo è rivolto al fruitore e i piedi poggiati sull'arco inferiore dell'iride, ponte simbolico fra il mondo terreno e il Paradiso. Sotto le nubi, fra le quali si intravedono piccoli angeli, si stende un ampio paesaggio.

Proseguendo per via Pignolo s'incontra sulla sinistra la Chiesa di S. Bernardino nella quale, sopra l'altare, si può ammirare la splendida pala di Lotto "Madonna in trono con il Bambino, i Santi Giuseppe, Bernardino, Giovanni Battista, Antonio Abate e Angeli" in collocazione originaria. Sullo sfondo di un bellissimo paesaggio degli angioletti reggono un drappo verde a formare un baldacchino e, come nella pala Martinengo, la loro operosità conferisce alla scena un carattere di verità ed immediatezza. La Vergine, priva degli attributi regali, è colta in una dimensione di umana quotidianità. S. Bernardino, titolare della chiesa, stringe il trigramma e volge lo sguardo a Maria che è il tema centrale della sua predicazione. Accanto a lui S. Giuseppe con i piedi nudi uno sull'altro e il bastone appoggiato davanti a sé. Dalla parte opposta S. Giovanni Battista e S. Antonio Abate rispettivamente patroni della vicinìa e del borgo. Ai piedi del trono c'è l'angelo scrivano e, sul gradino più basso, tra i petali di rosa, la firma di Lorenzo Lotto e la data: LLOTUS MDXXI.

Madonna con Bambino e Santi

Nella parte bassa della via Pignolo, all'incrocio con via Tasso, è possibile visitare la Chiesa di S. Spirito. La quarta cappella a destra è impreziosita dalla "Madonna con il Bambino, Santa Caterina dAlessandria, SantAgostino, San Sebastiano e SantAntonio Abate" di Lotto, del 1521. L'opera ripropone il tema della Sacra Conversazione, questa volta ambientata all'aperto in un luminoso paesaggio. Il trono che poggia sul terreno, ma si immerge in altro fra le nubi dorate, mette in comunicazione cielo e terra utilizzando come mediatrice Maria. I Santi raffigurati sono legati al borgo e al convento: S. Caterina d'Alessandria, protettrice dei predicatori, S. Agostino, fondatore dell'ordine di cui i Lateranensi seguono la regola e S. Antonio Abate, patrono del borgo. Ai piedi del trono S. Giovannino abbraccia il Mistico Agnello, omaggio ai canonici legati ai confratelli romani di S. Giovanni in Laterano.

Percorrendo via Tasso si arriva alla Chiesa di S. Bartolomeo dov'è custodita la prima opera commissionata a Lorenzo Lotto nella città di Bergamo: la celebre "Madonna in trono con il Bambino e i santi Alessandro, Barbara, Rocco, Domenico, Marco, Caterina dAlessandria, Stefano, Agostino, Giovanni Battista e Sebastiano", detta Pala Martinengo. Alessandro Martinengo Colleoni commissionò la pala per ornare la cappella maggiore dell'antica chiesa, ora distrutta, dei Santi Stefano e Domenico. L'opera risultava conclusa nel 1516, la firma e la data si leggono sul cartiglio dipinto in posizione centrale. La Vergine in trono è circondata da dieci figure di Santi. In posizione centrale, ai lati del trono, vi sono i due titolari dell'antico convento: Santo Stefano, caratterizzato dalla pietra che fu strumento del suo martirio e San Domenico, riconoscibile dell'abito dell'ordine. A sinistra del fruitore si trova Sant'Alessandro, patrono della città e del committente, rivestito dell'armatura che è suo attributo. Accanto lui Santa Barbara, per la quale la moglie del Martinengo nutriva particolare devozione. All'estremità opposta si trova San Sebastiano, protettore contro la peste che allora imperversava in città, legato e trafitto. All'interno dei tondi a mosaico si trovano Marco e Matteo, due dei quattro Evangelisti. La spettacolare struttura architettonica dà la sensazione di un ambiente oltre lo spazio raffigurato, perciò si può presupporre anche la presenza degli altri due alle spalle di chi guarda. Fra gli elementi ornamentali si ripete la raffigurazione dell'ulivo, simbolo di pace.

L' itinerario si conclude in via Sant'Alessandro, raggiungibile percorrendo il Sentierone e via XX Settembre, dove si trova la Chiesa di S. Alessandro in Colonna, all'interno della quale si può ammirare l'opera "Compianto su Cristo morto" di Lotto. Il dipinto, delicatissimo perché in tempera su tela, si trovava originariamente nella terza cappella a destra, mentre ora trova collocazione nella sacrestia. Non datato, fu sicuramente realizzato intorno al 1520-21. La nota dominante è l'intensa drammaticità, che raggiunge il suo culmine nell'immagine di Maria. Significativamente posta all'incrocio delle due diagonali, una lama trafigge il suo cuore e sull'impugnatura vi sono le parole "Amor et Dolor". Tutti gli sguardi e i gesti dei personaggi raffigurati tendono al corpo esanime del Salvatore che è il fulcro della composizione. San Giovanni lo sorregge con infinita tenerezza e la Maddalena si prostra ad abbracciare le sue gambe.
Nell'angolo in basso a sinistra si trovano gli strumenti della Passione: le funi, la corona di spine, la tavoletta con le lettere INRI in parte nascoste da un candido panno. La presenza di San Giuseppe è anomala, in quanto estranea al racconto evangelico della Crocefissione, ma si motiva come un segno di una pietà particolarmente sentita: la confraternita committente era intitolata al Santo oltre che al Corpo di Cristo.

Nella collezione dell'Accademia Carrara, attualmente chiusa per restauro, sono presenti altre opere di Lotto: "Deposizione di Cristo nel Sepolcro", "Martirio di Santo Stefano" e "Miracolo di San Domenico" facenti parte della predella della Pala Martinengo; "Nozze mistiche di Santa Caterina"; "Ritratto di Giovinetto"; "Ritratto di Lucina Brembati"; "Sacra Famiglia e Santa Caterina".

Opere in provincia di Bergamo
Lorenzo Lotto


 

data ultima modifica: 27/09/2013



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