Verso il Contratto di Fiume del Torrente Morla: firmato il protocollo d'intesa

Dall'istituzione

È stato siglato oggi a Palazzo Frizzoni il protocollo d’intesa che avvia l’iter per la sottoscrizione del “Contratto di Fiume”, la programmazione di tutela e gestione di tutti i territori attraversati dal torrente Morla. I Comuni di Azzano San Paolo, Bergamo, Comun Nuovo, Levate, Orio al Serio, Ponteranica, Sorisole, Spirano, Stezzano, Zanica, Regione Lombardia, ERSAF, la Provincia di Bergamo, ATO, UniAcque, il Consorzio di bonifica della Media Pianura Bergamasca, Legambiente Lombardia, Parco regionale dei Colli di Bergamo, hanno infatti sottoscritto un documento per avviare il percorso di costruzione di una visione comune e di azioni integrate per prevenire situazione di dissesto idrogeologico legate al corso del Morla. Anche Arpa Lombardia e il PLIS del Rio Morla e delle rogge aderiranno prossimamente al Protocollo d’Intesa.

I fiumi e torrenti che necessitano maggiormente di uno strumento come il Contratto di Fiume sono quelli che soffrono delle criticità tipiche dei corsi d’acqua in territori a elevata urbanizzazione. Essi sono caratterizzati da trasformazioni del paesaggio e fenomeni di degrado diffuso, in questa categoria rientra il torrente Morla.

Dopo la sottoscrizione del Protocollo, tutti gli enti coinvolti andranno a realizzare un’analisi conoscitiva del bacino fluviale e del territorio che attraversa, un documento strategico e un programma d’azione, tutti strumenti propedeutici alla sottoscrizione del Contratto di Fiume conclusivo.

 

Cos’è un Contratto di Fiume

Il Contratto di Fiume è uno strumento volontario di programmazione strategica che persegue tutela, valorizzazione e corretta gestione di un bacino fluviale e del territorio di competenza, in un processo di restituzione dell’identità e di recupero delle sue funzioni ecosistemiche. I primi esempi di Contratti di Fiume sono stati istituiti in Francia negli Anni Ottanta mentre in Italia il primo è stato stipulato nel 2004 per il fiume Olona e da allora ne sono stati sottoscritti ben 60 in diverse regioni.

Il Contratto di Fiume (indicato anche nella forma abbreviata di CdF) è un accordo tra soggetti pubblici e privati (ad esempio, istituzioni, enti locali e di ricerca, parchi, associazioni e rappresentanti dei settori agricoli e imprenditoriali) per affrontare congiuntamente le vulnerabilità dei bacini fluviali e dei loro corsi d’acqua. Il corso d’acqua non deve però essere inteso solo come l’alveo del fiume e l’acqua che si trova al suo interno. Questo strumento di programmazione ha infatti un approccio integrato e multi-obiettivo volto a perseguire la tutela e la corretta gestione delle risorse idriche, la salvaguardia dal rischio idraulico, la valorizzazione dei territori fluviali in termini di tessuto ecologico ma anche di fruizione dello spazio aperto, contribuendo allo sviluppo locale. Il Contratto di Fiume consente infatti di esplorare soluzioni integrate e innovative, permettendo di lavorare a scala territoriale ampia, superando i limiti amministrativi e al contempo di rimarcare il ruolo delle associazioni e della società civile al fianco delle amministrazioni pubbliche.

Il Contratto di Fiume non è un nuovo piano, ma dialoga con la pianificazione e programmazione esistente e può contribuire ad integrare la pianificazione locale in conformità con gli obiettivi ambientali delle normative europee.

 

In allegato il documento siglato nella mattinata di oggi

 

APPROFONDIMENTO

In Bergamasca circa 60 mila persone vivono in zone a rischio frane e alluvioni. Il dato è contenuto nell’ultimo rapporto Ispra sul dissesto idrogeologico: un tema sempre di grande attualità, ancor di più dopo la tragedia di Ischia che ancora una volta ha evidenziato gli enormi pericoli connessi alla fragilità del territorio.

A Bergamo sono 345.8 i chilometri quadrati “a rischio frana molto elevato o elevato” (il 12,6% del suolo provinciale). Le persone conteggiate in queste aree sono 9.813, poco più di 4.200 famiglie. Ma le zone da “bollino rosso” comprendono anche 4.383 edifici, 851 imprese, 92 beni culturali. Sono invece 117.2 i chilometri quadrati ad “elevata pericolosità idraulica” (il 4,3% del totale), ma il numero delle persone interessate dai potenziali rischi è molto più alto: 27.520, oltre 11.200 famiglie. Anche in questo caso sono da includere 5.324 edifici, 2.694 imprese e 138 beni culturali.

Tra le aree interessate non c’è la città di Bergamo né i comuni limitrofi né il bacino nel quale scorre il torrente Morla. Sono comunque di fondamentale importanza l’opera di prevenzione dei rischi idro-geologici e le azioni di adattamento ai cambiamenti climatici e delle precipitazioni: Bergamo si è dotata in tal senso di un piano che abbraccia nove comuni del Parco dei Colli, Cli.C. Bergamo, strategia di adattamento al cambiamento climatico.

 

La strategia di adattamento al cambiamento climatico di Bergamo

Bergamo ha costruito un progetto che ha candidato subito dopo l’emergenza pandemica del 2020, un’iniziativa che ha preso il nome di “Cli.C. Bergamo”, Climate Change Bergamo e che, nel corso del 2021, è stata ammessa al finanziamento, grazie anche alla collaborazione con Regione Lombardia nell’ambito di un protocollo sullo sviluppo ambientale. Il progetto di Bergamo cerca di dare risposta alle criticità – come ondate di calore, bombe d’acqua e conseguenti rischi idrogeologici per la città – che il cambiamento climatico provoca sulla nostra città: le soluzioni ipotizzate vanno dall’implementazione del verde urbano multifunzione alla de-impermeabilizzazione del suolo alla creazione di sistemi di drenaggio urbano sostenibile.

Il progetto – del valore complessivo di 8,5 milioni di euro, di cui 6,8 del Comune di Bergamo, 1,3 dal Parco dei Colli, 350mila euro da ERSAF e Legambiente - riguarda 9 Comuni dell’hinterland di Bergamo: il capoluogo, Almè, Mozzo, Paladina, Ponteranica, Ranica, Sorisole, Torre Boldone, Valbrembo e Villa d’Almè, ovvero il territorio compreso dal Parco dei Colli di Bergamo, ente partner dell’iniziativa Cli.C. Bergamo.

Sono previste – da subito e lungo una prospettiva decennale –circa 20, azioni concrete, a partire dall’aggiornamento di tutti gli strumenti urbanistici: spiccano la riqualificazione naturalistica del bacino del torrente Morla (soprattutto nel Comune di Ponteranica), le opere di protezione da dissesto idrogeologico lungo il sentiero dei Vasi, la messa in sicurezza della Val d’Astino, diversi interventi di de-pavimentazione di aree urbane (a Bergamo l’espansione del parco della Malpensata e dell’anello intorno alle piscine Italcementi), azioni di forestazione urbana (già in corso, per esempio, quella al parco della Trucca).

Il progetto intende anche sperimentare la realizzazione di comunità energetiche autosufficienti anche in città, oltre la realizzazione di una rete per il monitoraggio, ad alta tecnologia, meteo-climatico sulla città di Bergamo e del Parco dei Colli. Il Comune di Bergamo ha istituito, per la prima volta nella sua storia, un Climate Manager all’interno del proprio organigramma e prevede anche la costruzione di competenze specifiche nella propria struttura tecnica.

 

Azioni già realizzate a Bergamo per prevenire il dissesto idro-geologico

Il cambiamento climatico e soprattutto il cambiamento per quel che riguarda le precipitazioni hanno imposto una radicale riflessione su un tema fondamentale come la prevenzione del rischio idrogeologico: eventi come l’allagamento dei quartieri di Longuelo e Villaggio degli Sposi nel 2016 hanno costretto l’Amministrazione ad agire per ridurre la possibilità di allagamenti e alluvioni, in una città come Bergamo che dispone di un ricco e articolato reticolo di torrenti, rogge, corsi d’acqua e piccoli fiumi (che in parte scorrono sotterranei).

Gli interventi più urgenti si sono concentrati nell’area della Val d’Astino, e nei quartieri di Longuelo e Villaggio degli Sposi. Il Comune di Bergamo, in collaborazione con il parco dei Colli e il Consorzio di Bonifica, hanno realizzato una grande vasca di laminazione per raccogliere le acque che provengono dalla val D’Astino, in modo da proteggere il quartiere di Longuelo da fenomeni di piena dei corsi d’acqua e delle rogge che vi scorrono. Sono stati ripristinati gli alvei dei torrenti della Valle, migliorato il sistema di raccolta delle acque. Il Comune ha realizzato una nuova area verde in via Mattioli, progettata per trattenere eventualmente le acque e proteggere così il cuore del quartiere di Longuelo, zona nella quale nel 2016 andarono allagati tutti i piani sotterranei. L’Amministrazione ha lavorato per riqualificare il canale scolmatore che collega Loreto con il Villaggio degli Sposi, lungo la via King, migliorando anche il collegamento tra corsi d’acqua all’intersezione con via Cavalli.

Il Comune lavora anche per realizzare un’altra vasca di laminazione, anch’essa ai piedi del Colle di Città Alta, nel quartiere di Santa Lucia: sarà scavata in Largo Barozzi, di fronte, cioè, all’ingresso dell’Accademia Nazionale di Guardia di Finanza. Sempre nella stessa zona sono in corso importanti interventi di de-pavimentazione.

Anche nella fascia nord della città, il Comune sta lavorando per realizzare due selettori, impianti che trattengono detriti e sporcizia evitando che arrivino a valle raggiungendo la città. Uno di questi interventi è in corso lungo la greenway nel quartiere di Valtesse, l’altro nel quartiere di Monterosso. Grazie a Regione Lombardia, sarà possibile intervenire anche nei pressi dello stadio per realizzare un intervento idraulico che consenta di migliorare la confluenza tra il torrente Tremana e il Morla.

Ultimo aggiornamento: 02/12/2022 13:01.11