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Immaginarsi una nazione tra Haiti e Bergamo: inaugurata la mostra che racconta un legame inatteso tra i Caraibi e l’Italia dell’Ottocento

Attraverso la storia dell’esploratore bergamasco Giacomo Costantino Beltrami e quella di Marie-Louise d’Haiti, prima regina afrodiscendente delle Americhe.

conferenza stampa

Descrizione

Bergamo, 19 settembre 2026 - Nel 1826, Giacomo Costantino Beltrami raggiunse Haiti, ultima tappa di un lungo viaggio alla ricerca di modelli politici per un’Italia che immaginava come nazione unita. Durante la sua permanenza ad Haiti Beltrami raccolse documenti e oggetti con l’intento di scrivere una storia che poi non avrebbe mai scritto. I documenti sono stati conservati presso la Biblioteca Civica Angelo Mai, mentre le testimonianze materiali sono state custodite nel Palazzo Beltrami a Filottrano ed esposte a cura di Glauco Luchetti nel luogo dove l’esploratore bergamasco morì nel 1855.

Dopo due secoli lo storico materiale viene esposto per la prima volta. L’esposizione è il risultato della collaborazione tra il personale del museo e le curatrici Miriam Franchina e Nicole Willson, storiche da tempo impegnate nello studio di Haiti e rimarrà aperta ino al 6 gennaio 2027.
Negli stessi anni del viaggio di Beltrami nel paese caraibico, Marie-Louise Christophe, già regina di Haiti, attraversava l’Atlantico in direzione opposta, stabilendosi infine a Pisa. Gli itinerari di questi due protagonisti dell’epoca sono il filo attraverso cui la mostra racconta Haiti.

Nata nel 1804 dopo tredici anni di rivoluzione contro il sistema coloniale e la tratta transatlantica di schiavi africani, la giovane nazione doveva trasformare l’indipendenza conquistata sul campo in istituzioni e appartenenza. Una sfida che andava ben oltre i suoi confini: agli occhi del mondo occidentale, Haiti era un banco di prova della “civilizzazione” dei popoli africani e della loro capacità di autogovernarsi.
Marie-Louise visse in prima persona quell’esperimento. Fu incoronata regina nel 1811 al fianco del marito Henry Christophe, ex schiavo e generale rivoluzionario, e divenne una figura centrale nella rappresentazione pubblica della monarchia. Ai visitatori, il suo sigillo rivela ciò che le poche carte rimaste lasciano in ombra: l’autorità regale di una donna afrodiscendente, che si presentava come garante della continuità dinastica e madre simbolica della nuova nazione.
Da questi silenzi d’archivio prende forma il concetto haitiano di rasanblaj: riunire e ricomporre frammenti dispersi per aprire nuove possibilità di racconto.

A partire da poche tracce storiche, Rebecca Morrison ha ricreato abiti di corte per Marie-Louise e figlie. Stoffe, ricami e gioielli, che nell’ordine coloniale contribuivano a rimarcare gerarchie razziali, alla corte di Christophe diventavano un linguaggio di autorità e sovranità. «Gli abiti sono il fulcro del progetto “Building a Black Nation”, che usa strategie creative per immaginare nuove possibilità e, in una prospettiva di giustizia riparativa, ricompone in forme autentiche e storicamente fondate un patrimonio plasmato dall’incontro tra comunità e discipline diverse. Sono entusiasta che il loro viaggio cominci proprio in Italia, dove Marie-Louise e figlie sono sepolte», spiega la curatrice Nicole Willson.
Da Bergamo, gli abiti saranno poi esposti in Inghilterra e negli Stati Uniti, per poi essere donati al Museo del Panthéon Nazionale di Haiti.
Il regno di Haiti ebbe vita breve. Nel 1820, dopo il suicidio del re e l’uccisione dell’erede al trono, la monarchia crollò. L’anno successivo Marie-Louise lasciò Haiti con le figlie, trovando prima rifugio in Inghilterra e poi in Toscana. Cinque anni più tardi, Beltrami approdò nell’Haiti ormai repubblicana. Le loro traiettorie non si incontrarono allora, ma lo fanno oggi nel percorso espositivo proposto. «Nicole aveva promosso la commemorazione di Marie-Louise in Inghilterra e io un'iniziativa analoga a Pisa. Da quell’esperienza è nata la volontà di seguirne le tracce e raccontare quanto Haiti fosse più vicina all’Italia e all’Europa dell’Ottocento di quanto immaginiamo. Pur vivendo appartata in Toscana, Marie-Louise continuava a portare con sé la memoria viva di una rivoluzione che aveva abolito la schiavitù e sfidato l’ordine razziale e imperiale del tempo. Quando ho scoperto che proprio a Bergamo, mia città d’origine, si conservavano i materiali raccolti da Beltrami, quelle storie hanno cominciato a parlarsi, fino a diventare una mostra», osserva la curatrice Miriam Franchina.

Nella parte conclusiva, il rasanblaj diventa pratica condivisa di memoria attraverso installazioni artistiche. Monette Donat-Cattin reinterpreta alcuni oggetti della Collezione Beltrami, immaginando Marie-Louise come antenata e simbolo della comunità haitiana in Italia; Yann-Olivier Kersaint contrasta la realtà delle comunità rurali, una dimensione ai margini dello sguardo internazionale sin dai tempi di Beltrami; e la stilista italo-haitiana Stella Jean fa della divisa della nazionale haitiana per Milano-Cortina 2026 una forma di memoria e identità.
La storia di Haiti che Beltrami non riuscì a scrivere prende così forma a Bergamo, invitando a guardare oltre gli stereotipi e i racconti di crisi, per riscoprire il Paese come uno dei crocevia della modernità, nato da una rivoluzione che gli storici hanno definito «impensabile».

La mostra proposta dal museo riprende il tema “Beltrami 200 anni dopo” già sviluppato in occasione di Bergamo capitale della Cultura. Proprio 200 anni fa infatti l’esploratore bergamasco si recò nell’isola di Haiti attirato dal suo stato di giovane repubblica, purtroppo a differenza del viaggio tra gli indiani delle Grandi Praterie e quello in Messico, non pubblicò nulla su questo aspetto che rimane tutt’oggi quello meno noto della permanenza del viaggiatore bergamasco nel nuovo continente.

La mostra intreccia le storie di Beltrami con quelle della famiglia regnante destituita, che riparò in esilio proprio in Italia. Vengono esposti oggetti appartenuti alla famiglia reale di Haiti provenienti della collezione Beltrami-Luchetti, e numerosi documenti custoditi nella Biblioteca Civica Angelo Mai che consentono di conoscere la gloriosa storia di questa isola caraibica, il primo paese al mondo che abolì la schiavitù. La mostra è stata realizzata con la supervisione di storiche impegnate nello studio di Haiti in collaborazione con “Fraternità haitiana” associazione che promuove la conoscenza e della civiltà dell’isola caraibica e propone delle opere realizzate da artisti nel solco della cultura haitiana.
“Ci sono storie che meritano di essere scoperte e ascoltate. Questa mostra ci offre l’occasione di farlo attraverso l’incontro sorprendente tra Bergamo e Haiti, ricostruendo, a duecento anni di distanza, un capitolo ancora poco conosciuto del viaggio di Giacomo Costantino Beltrami.
È anche questo il ruolo dei nostri musei: custodire il patrimonio, ma soprattutto renderlo vivo, mettendo in relazione documenti, oggetti, persone e culture e aprendoli a nuove interpretazioni. Il percorso dedicato a Beltrami e a Marie-Louise d’Haiti restituisce così alla città una parte significativa delle proprie collezioni e ci invita a conoscere Haiti oltre le rappresentazioni consolidate, attraverso la vicenda di una nazione nata da una rivoluzione e delle persone che ne hanno attraversato la storia.
Con questa esposizione Bergamo riannoda un legame che attraversa l’Atlantico e arriva fino all’Italia, intrecciando esplorazione, identità, memoria ed esilio. È un modo concreto di fare cultura: partire dalle testimonianze che custodiamo per ampliare lo sguardo, riportare al centro vicende rimaste a lungo ai margini e trasformare la memoria in uno strumento per leggere con maggiore consapevolezza il mondo contemporaneo”. Sergio Gandi, assessore alla Cultura

“La storia di Beltrami e quella di Marie-Louise d’Haiti parlano anche al presente, e forse proprio per questo possono parlare alle giovani generazioni. Sono due persone che attraversano il mondo alla ricerca di un luogo, di un’identità, di un’idea di futuro: Beltrami si mette in viaggio per conoscere esperienze politiche nuove e immaginare una nazione; Marie-Louise affronta l’esilio portando con sé la memoria di un Paese nato da una rivoluzione e la responsabilità della propria storia.
Sono vicende lontane nel tempo, ma attraversate da domande profondamente contemporanee: chi siamo, da dove veniamo, quale comunità vogliamo costruire, come si conserva la propria identità quando ci si sposta e quando il mondo intorno a noi cambia. È questo che rende questa mostra particolarmente preziosa anche dal punto di vista sociale, perché ci ricorda che le identità non sono immobili, ma si costruiscono attraverso incontri, viaggi, relazioni e capacità di guardare oltre i propri confini.
Il valore della cultura credo stia anche in questo, cioè creare connessioni tra generazioni, persone e mondi diversi e trasformare la memoria in una possibilità di incontro e di crescita.” Marcella Messina, assessora alle politiche sociali, presente all’inaugurazione della mostra

La mostra proposta dal museo riprende il tema “Beltrami 200 anni dopo” già sviluppato in occasione di Bergamo capitale della Cultura. Proprio 200 anni fa infatti l’esploratore bergamasco si recò nell’isola di Haiti attirato dal suo stato di giovane repubblica, purtroppo a differenza del viaggio tra gli indiani delle Grandi Praterie e quello in Messico, non pubblicò nulla su questo aspetto che rimane tutt’oggi quello meno noto della permanenza del viaggiatore bergamasco nel nuovo continente.
La mostra intreccia le storie di Beltrami con quelle della famiglia regnante destituita, che riparò in esilio proprio in Italia. Vengono esposti oggetti appartenuti alla famiglia reale di Haiti provenienti della collezione Beltrami-Luchetti, e numerosi documenti custoditi nella Biblioteca Civica Angelo Mai che consentono di conoscere la gloriosa storia di questa isola caraibica, il primo paese al mondo che abolì la schiavitù. La mostra è stata realizzata con la supervisione di storiche impegnate nello studio di Haiti in collaborazione con “Fraternità haitiana” associazione che promuove la conoscenza e della civiltà dell’isola caraibica e propone delle opere realizzate da artisti nel solco della cultura haitiana.” Marco Valle, direttore del Museo di Scienze naturali Enrico Caffi

Le curatrici

Miriam Franchina: franchinamiriam@gmail.com
Dopo gli studi all’Università Statale di Milano, ha conseguito il dottorato in Storia moderna presso l’Università di Halle (Germania), e, con a una fellowship della Fondazione tedesca per la ricerca, ha svolto un postdoc presso l’Università di Treviri. Si è concentrata dapprima sulla cultura politica europea del Settecento e, successivamente, sulla Rivoluzione haitiana, in particolare sulla cultura politica degli schiavi. È autrice della monografia Paul Rapin Thoyras and the Art of Eighteenth-Century Historiography e di diversi articoli scientifici. Nel 2023 ha coordinato a Pisa un progetto di memoria pubblica dedicato a Marie-Louise Christophe, culminato nella posa di due targhe commemorative. Oggi lavora nella comunicazione scientifica e nel coordinamento di progetti europei presso la Società Max Planck in Germania.

Nicole Willson: n.l.willson@gre.ac.uk
Ricercatrice specializzata in Haiti e nelle storie e culture della diaspora africana, con una prospettiva di lungo periodo che mette in relazione passato e presente. I suoi interessi spaziano dalla cultura materiale alla storia culturale, al patrimonio e alle discipline umanistiche digitali. Nel 2019 ha ottenuto una borsa di ricerca post-dottorale della Leverhulme Trust per il primo grande progetto di ricerca sulle donne nella Rivoluzione haitiana, da cui è nata la piattaforma bilingue Fanm Rebèl.
Nel 2025 ha ricevuto un importante finanziamento Catalyst dell’AHRC britannico per Building a Black Nation: Haitian Dynasties of the (Long) Nineteenth Century, progetto internazionale che esplora la sovranità e la costruzione nazionale haitiana attraverso il patrimonio materiale e archivistico, sviluppando mostre, risorse digitali e materiali educativi con partner in diversi paesi. I suoi lavori sono apparsi in riviste accademiche internazionali e in testate quali History Today e Ayibopost.

Nella galleria immagini: alcune foto dell'inaugurazione e della mostra.


A cura di
Fabrizia Lorusso
Responsabile cerimoniale
Specialista attività di staff - comunicazione istituzionale

Ultimo aggiornamento: 21/09/2026