Giorni fausti e giorni infausti.

Sin dall' antichità, anche nella nostra Città, era diffusa la credenza, che aveva le proprie radici nella religiosità romana, della esistenza di giorni "fausti" e di giorni "infausti". Ancora nel tardo Medioevo, in una larga parte della popolazione era radicata la credenza che quella di oggi, 16 febbraio, fosse da annoverarsi tra le giornate "infauste": era dunque ritenuta una giornata negativa per ogni forma di attività, specialmente per le attività pubbliche che, dunque, erano da evitare. Radicata era anche la credenza che i bambini nati in questo giorno avrebbero avuto una vita breve o infelice; coloro, poi, che oggi si fossero ammalati, o feriti, per loro sfortuna, avrebbero patito molto e sarebbero morti in poco tempo. Queste credenze, molto radicate nel costume popolare (ma non solo) furono sempre combattute dalla Chiesa: anche se con una diffusione ridotta rispetto ai secoli precedenti, risultano ancora diffuse nella prima metà del Seicento. Ne danno testimonianza, in termini preoccupati, alcuni ecclesiastici e storici, tra questi Donato Calvi, uno dei maggiori, che ne fa una esplicita menzione nel suo libro, nel quale riporta i fatti più importanti che hanno segnato la vita della nostra Città nel corso dei secoli.