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Restauro della Cappella dei Morti della peste del 1630.

In Città sono parecchie le cappelle, gli oratori e gli ossari che testimoniano dell’immenso dramma della peste che sconvolse Bergamo nel 1629 e nel 1630. Alcune di queste, nell'indifferenza generale, sono in condizione di abbandono e, spesso, deturpate da sfregi e da graffiti per cui hanno necessità di essere restaurate ... Una di queste cappelle - ossario, è localizzata in Via San Lazzaro, proprio di frante alla omonima chiesa, una zona dove allora c’era un lazzaretto. Nel corso della pandemia che dall’aprile 1629 sconvolse il Borgo (e l’intera Città) fu scavato un “ foppone”, una vasta e profonda buca (una “foppa”, appunto) dove vennero interrati i corpi dei morti per lebbra. Calmatasi la pandemia, con il passare dei decenni, i contadini che lavoravano quei terreni, osservarono il riaffiorare di ossa e resti umani: molti di loro si preoccuparono di recuperarli e di depositarli in un ambiente adatto che, però, era poco più che un indegno deposito. Venuti a conoscenza della situazione tre cittadini, Giuseppe Viganò, Francesco Pedretti e Giovanni Pelandi, tra il 1685 ed il 1710, a proprie spese, fecero costruire un ossario di modeste dimensioni, il primo ossario costruito nella storia cittadina di cui si abbia memoria. Lo scopo era quello di raccogliere in modo cristianamente degno ciò che ancora restava dei morti per la lebbra, ma anche quello offrire ai discendenti ed ai cittadini sopravvissuti un luogo dove pregare: in breve tempo l’ossario divenne un luogo di preghiera e di ricordo molto frequentato. Con il passare del tempo tutta la zona subì profonde trasformazioni: da area periferica divenne centrale ed all’inizio del Novecento venne costruito lo stabilimento dell’Istituto Italiano di Arti Grafiche che fu sostituito, in tempi recenti, da un complesso residenziale enorme, eccessivo, fuori scala rispetto al resto del borgo. L’ossario, però, venne sempre rispettato e mantenuto. Negli ultimi anni il piccolo edificio era entrato in una fase critica: abbandono, graffiti e violenze di ogni genere gli stavano facendo perdere il senso della memoria per il quale era stato costruito e vissuto nei secoli precedenti. Oggi, però, si è accesa la luce della rinascita: i discendenti di una delle tre persone che nel 1685 fecero costruire l’ossario, in ricordo di questo loro benemerito antenato, hanno sottoscritto con il Comune un accordo con il quale si impegnano a sostenere i costi del restauro della facciata della Cappella, dell’intonaco e del fregio. L’importante, dicono, è che si faccia in fretta perché il restauro è urgente ed improcrastinabile, col rischio della perdita di un monumento – documento storico pubblico, importante per la storia della Città.