In questi giorni sulla stampa e nei circoli culturali cittadini infuria il dibattito circa la opportunità di radere al suolo l’ex "Palazzo Littorio "rinominato, dopo il 25 aprile 1945, " Casa della Libertà", opera dell’architetto Alziro Bergonzo ,... L’elemento scatenante del dibattito, che comunque da anni serpeggiava carsicamente in alcuni ambienti politici e culturali cittadini. Ora, l’elemento scatenante del dibattito è stata la decisione del Ministero della Pubblica Istruzione di insediare, negli spazi enormi del primo piano, la nuova sede del Provveditorato agli Studi: l’inserimento confermerebbe l’"esistenza in vita" del palazzo, cosa assolutamente inaccettabile per coloro che ne vorrebbero la distruzione. Le ragioni dell'abbattimento, dicono i "demolitori", stanno nella necessità di cancellare un forte segno del regime fascista dal centro cittadino: un segno ingombrante e borioso che non è mai entrato in sintonia con i gusti architettonici dei bergamaschi. Al contrario " i mantenitori" ritengono che abbattere un monumento che ha una propria valore architettonica, e storico, sia un vero e proprio errore culturale e politico. La decisione, comunque, è stata presa dal Ministero ed a giorni comincerà il trasloco degli uffici e del personale. Una via di mezzo, che potrebbe attutire le rigide e contrapposte posizioni è stata proposta da alcuni amministratori che hanno fatto propria la proposta avanzata da un noto architetto : mantenere il palazzo, ma abbattere il balcone "federalesco" che troneggia al centro della facciata e la scalinata che scende dal salone interno al balcone stesso (dal quale i federali di turno parlavano al popolo) per confermare che " l’ora dei discorsi dal balcone è definitivamente finita" e che il palazzo rinasce a nuova vita. Il dibattito proseguirà, ma l’attività del Provveditorato ha ormai salvato il Palazzo della Libertà da una possibile morte.
