Come programmato si è svolto lo sciopero generale contro il carovita, organizzato dalle tre maggiori organizzazioni sindacali ... I tre cortei, uno partito da Borgo Santa Caterina, il secondo da Borgo Palazzo ed il terzo da Largo Tironi, sono confluiti in Piazza Vittorio Veneto per ascoltare i comizi finali. Nella Piazza, secondo gli organizzatori c’erano dagli 8000 ai 10000 manifestanti. La gran parte dei partecipanti è sfilata con ordine ed in tranquillità, come i sindacalisti si erano impegnati a fare. Però, ad un certo punto, dalla Piazza, alcuni gruppi, di “maoisti” (così si sono definiti questi gruppuscoli violenti) si sono staccati ed hanno cominciato a fare atti vandalici che hanno coinvolto tutto il centro della Città e che le poche forze dell’ordine presenti non sono state in grado di bloccare, come non lo hanno potuto fare gli stessi sindacalisti. La lista dei danni è lunga e cercherò di indicarne solo alcuni, i più gravi: la sede dell’Italcementi e del Giornale di Bergamo sono state devastate, danni consistenti sono stati provocati all’interno della sede della Banca Commerciale Italiana, alla sede della Upim, agli Uffici Statali ed alla SIP. Una manifestazione con pesanti offese contro i magistrati si è tenuta davanti al Palazzo di Giustizia. Chi conosce la topografia del centro cittadino non può non notare che “tutto il centro” è stato di fatto sconvolto e ferito provocando la fuga disordinata di coloro che erano presenti nella zona e non partecipavano allo sciopero, cioè alla maggioranza. La manifestazione, purtroppo, è sfuggita di mano a causa dell’insufficiente controllo, sia delle forze dell’ordine che del sistema di controllo dei sindacati: esattamente come successe con la manifestazione dei metalmeccanici di quindici giorni fa. In questa situazione, effettivamente, il manifestino delle tre confederazioni nel quale si annuncia la “volontà di aprire un dialogo con i cittadini”, quasi un voler chiedere scusa per quanto accaduto, suona un po’ stonato e comunque inascoltato da parte di parecchi gruppi politici.
