Cos'è
Un viaggio visivo tra natura, storia e spiritualità nel cuore della Sicilia. È questo il tema di questo progetto fotografico dedicato a uno dei paesaggi culturali più straordinari del Mediterraneo, dove ulivi, mandorli e carrubi convivono da secoli con le testimonianze monumentali dell’antica Akragas.
Attraverso una raffinata ricerca, l’autrice esplora il rapporto profondo tra gli alberi e i templi, restituendo al visitatore una visione poetica e contemplativa della Valle siciliana. Le immagini raccontano un luogo in cui la forza della natura e la memoria della civiltà classica si intrecciano in un dialogo continuo, evocando una dimensione di sacralità che attraversa il tempo.
Cristina Omenetto osserva questo paesaggio con uno sguardo autenticamente laico ma capace di coglierne il valore simbolico e spirituale. Nelle sue fotografie, i tronchi contorti degli ulivi secolari, i rami protesi verso il cielo e le colonne dei templi sembrano appartenere a un unico racconto, fatto di radici, memoria e tensione verso l’infinito.
Così racconta l'autrice: "Sono arrivata nella valle dei Templi in una giornata di gran vento, nuvoloni scuri con improvvisi sprazzi di luce facevano da sfondo alle rovine che emergevano con colori che andavano dal bianco, al dorato, al rosso. C’era una magia nell’aria. Il tutto in dialogo con alberi maestosi e antichi che punteggiavano il sito. Agavi enormi trattenevano come in un abbraccio affettuoso pietre e colonne, piccole fioriture spontanee sbucavano qua e là tra le rovine, tra le fessure dei massi.
Ho capito che era quello che desideravo fotografare, facendo emergere quello che nei secoli era successo in quel luogo. La natura ne era parte integrante, ne accompagnava la bellezza, la spiritualità.
Gli uomini avevano abitato in quel sito, avevano piantato ulivi, mandorli, fichi, carrubi da far fruttare per le loro necessità. Un perfetto connubio tra la bellezza sacrale di un tempo passato, ora trasformato in rovina, e la sacralità della natura.
Poi, guardando le fotografie che avevo realizzato, qualcosa mi ha detto che sarebbe stato interessante alternarle ad altre più vecchie fotografie."
La fotografa costruisce le proprie immagini attraverso composizioni attente e misurate, nelle quali elementi naturali come rami, pietre e foglie diventano quinte sceniche che trasformano il paesaggio in un grande teatro a cielo aperto. La scelta di una tavolozza cromatica delicata, giocata sulle sfumature della terra e del verde, contribuisce a creare un’atmosfera sospesa, capace di suggerire più che descrivere.
Come sottolinea il critico fotografico Roberto Mutti, autore del testo che accompagna il progetto, "l lavoro di Omenetto non si limita a documentare un luogo straordinario, ma invita a interrogarsi sul significato profondo del rapporto tra uomo, natura e storia. Le sue immagini non offrono risposte definitive, ma aprono spazi di riflessione, lasciando emergere le domande che abitano il paesaggio e la nostra stessa esperienza del mondo."
“Natura e Archeologia nella Valle dei Templi di Agrigento” propone così una lettura originale di un sito universalmente conosciuto, restituendone non solo la monumentalità archeologica, ma anche la vitalità presente e pulsante che continua ad animarlo. Un percorso fotografico che celebra la bellezza e la complessità del Mediterraneo, luogo di incontri, stratificazioni culturali e dialogo tra passato e presente.
Cristina Omenetto fotografa dalla metà degli anni ottanta, dopo esperienze di studio e di lavoro in Italia, Gran Bretagna, Stati Uniti. Dopo un primo interesse verso la fotografia sociale (per esempio racconta il nascente mondo dell’immigrazione al femminile nel volume Donne migranti. Eritree a Milano, 1986) sposta il suo sguardo sul paesaggio e sull’archeologia, in un dialogo con la realtà di tono emotivo e poetico. Sperimenta linguaggi dinamici che riflettono sul tempo, lo spazio, la memoria dei luoghi. Nel 1999 pubblica il volume In &out, con una introduzione di Wim Wenders, dedicato agli Stati Uniti, dove ha vissuto a lungo. Ha realizzato numerose mostre in Italia e all’estero e le sue fotografie fanno parte di collezioni pubbliche e private italiane e straniere.

